Salta al contenuto principale
  1. Posts/

Analisi Numerica Europei Kendo

2692 parole·13 minuti
MuMunKwan Kendo
Autore
MuMunKwan Kendo
Dojo
Indice dei contenuti

In breve
#

Sono stati analizzati i risultati di 451 incontri maschili degli ultimi Campionati Europei di Kendo in Montenegro, comprendendo sia la competizione individuale sia quella a squadre. Dall’analisi emergono tre evidenze immediate:

  • il Men rappresenta circa il 65% degli ippon osservati;

  • il Kote vale circa un ippon su quattro;

  • i combattenti possono essere raggruppati in cinque profili tattici ricorrenti, ottenuti attraverso tecniche di analisi statistica e clustering.

L’obiettivo di questo articolo non è spiegare il Kendo attraverso i numeri, ma utilizzare i numeri come uno strumento aggiuntivo per osservare il combattimento da una prospettiva diversa.


I numeri!

Scopo dell’analisi
#

Negli Europei di Kendo vengono disputati centinaia di incontri tra alcuni dei migliori kendoka al mondo. Osservare un singolo combattimento permette di cogliere dettagli tecnici e tattici; osservare centinaia di incontri contemporaneamente permette invece di cercare pattern e tendenze ricorrenti.

Lo scopo di questa analisi è capire se, osservando un numero significativo di incontri ad alto livello, emergano profili statisticamente riconoscibili nei combattenti: atleti più offensivi o più prudenti, specialisti del Men o del Kote, kendoka capaci di dominare lo shiai o più orientati alla gestione dell’incontro.

Naturalmente il Kendo non può mai essere ridotto a una sequenza di numeri.

Maai, seme, pressione, presenza e qualità dell’ippon rimangono elementi che nessuna statistica può descrivere completamente. Tuttavia, una lettura quantitativa può aiutare a formulare domande interessanti e a rendere più esplicite alcune dinamiche che durante il combattimento tendono a rimanere implicite.

Per questo motivo è stato costruito un dataset basato sui risultati disponibili degli incontri maschili degli ultimi Campionati Europei in Montenegro. I dati provengono dal sistema ufficiale di gestione del torneo e sono stati ricostruiti a partire dalle schermate pubblicate sul sito del live tournament.

Si tratta quindi di un lavoro di scouting esplorativo, non di una statistica federale ufficiale. L’obiettivo è principalmente didattico: utilizzare i dati per riflettere sul combattimento, individuare possibili profili ricorrenti e comprendere meglio quali aspetti possano essere utili nella preparazione dello shiai.


Il dataset
#

Il dataset ricostruito comprende complessivamente 451 incontri, considerando sia la gara individuale sia i singoli combattimenti disputati nella competizione a squadre.

Composizione del dataset

  • 146 incontri della fase a pool individuale
  • 45 incontri del tabellone finale individuale
  • 160 incontri della fase a pool a squadre
  • 100 incontri del tabellone finale a squadre

Totale: 451 incontri

Sono stati identificati complessivamente 202 combattenti.

Di questi:

  • 151 possedevano dati sufficienti per l’analisi dei profili tattici;

  • 51 sono stati mantenuti nel dataset descrittivo ma esclusi dal clustering perché caratterizzati da un numero troppo ridotto di incontri o da dati incompleti.


Distribuzione generale degli ippon
#

Nell’analisi sono stati considerati esclusivamente gli ippon chiaramente identificabili come Men, Kote, Do e per semplicità sono stati esclusi altri eventi eventualmente presenti nei tabelloni.

Nel dataset sono stati rilevati complessivamente 770 ippon.

  • Men: 501 ippon (65,1%)
  • Kote: 200 ippon (26,0%)
  • Dō: 69 ippon (9,0%)

Totale: 770 ippon

Il dato più evidente è la netta predominanza del Men, che rappresenta quasi due terzi di tutti gli ippon osservati.

Il Kote costituisce circa un quarto dei punti segnati, mentre il rimane relativamente raro ma comunque presente in modo non trascurabile.


Alcune statistiche di sintesi
#

Dataset

  • 451 incontri analizzati
  • 202 combattenti identificati
  • 151 combattenti inclusi nel clustering

Produzione di ippon

  • 770 ippon Men/Kote/Dō osservati
  • 1,71 ippon medi per incontro
  • 1,11 Men medi per incontro
  • 0,44 Kote medi per incontro
  • 0,15 Dō medi per incontro

Esito degli incontri

  • 413 incontri con un vincitore
  • 38 incontri terminati in pareggio

Un dato particolarmente interessante è che oltre il 91% degli incontri ha prodotto un vincitore, mentre soltanto l'8% circa si è concluso in parità.

La media di 1,71 ippon per incontro ricorda inoltre una caratteristica fondamentale del Kendo agonistico: il combattimento rimane una disciplina statisticamente povera di punti. Ogni ippon pesa molto e un singolo errore può modificare completamente l’esito dello shiai.


Cosa ci dicono questi numeri?
#

Tre osservazioni emergono immediatamente.

1. Il Men continua a essere il cuore del combattimento

Non è semplicemente la tecnica più utilizzata: rappresenta il centro attorno al quale si costruiscono molte delle dinamiche dello shiai. Pressione, controllo del centro, rottura della guardia e iniziativa sembrano continuare a convergere principalmente verso il Men.

2. Il Kote pesa più di quanto spesso si immagini

Un ippon su quattro è Kote.

Questo suggerisce che la capacità di leggere l’intenzione dell’avversario, punire una preparazione troppo evidente o sfruttare una kamae instabile sia un fattore molto rilevante nel Kendo europeo di alto livello.

3. Il Dō è raro ma significativo

La sua frequenza ridotta non ne diminuisce l’interesse. Al contrario, proprio perché compare meno spesso, il Dō può rappresentare un indicatore di lettura corretta, buon timing e capacità di sfruttare situazioni molto specifiche.

4. Nascono altre domande

Più che fornire risposte definitive, questi dati permettono di formulare domande interessanti:

  • Quanto un atleta dipende dal Men?

  • Quanto è vulnerabile al Kote?

  • Quali caratteristiche accomunano i combattenti che vincono di più?

  • Esistono profili tattici ricorrenti?

Per provare a rispondere a queste domande è stata effettuata una successiva analisi di clustering.


Come sono stati costruiti i profili dei combattenti
#

Per ogni atleta sono stati aggregati i risultati disponibili e trasformati in un insieme di indicatori numerici:

  • percentuale di vittorie;

  • ippon fatti e subiti;

  • distribuzione tra Men, Kote e Dō;

  • differenziale ippon;

  • capacità offensiva;

  • capacità difensiva;

  • varietà tecnica.

Le variabili sono state successivamente normalizzate e utilizzate come input per un algoritmo di clustering K-Means, con l’obiettivo di individuare gruppi di atleti caratterizzati da comportamenti statisticamente simili.

È importante ricordare che il clustering non “capisce” il Kendo. L’algoritmo individua semplicemente somiglianze numeriche; l’interpretazione tecnica dei gruppi rimane un lavoro umano da parte di Sensei qualificati.


I cinque profili emersi
#

L’analisi non ha cercato di classificare gli atleti in base al loro valore tecnico assoluto, ma di individuare gruppi di combattenti caratterizzati da comportamenti statisticamente simili.

Applicando l’algoritmo di clustering ai dati disponibili sono emersi cinque profili ricorrenti.


Cluster A – Dominanti / High-pressure
#

23 atleti

Questo gruppo raccoglie i combattenti con le migliori performance complessive del dataset.

Caratteristiche tipiche:

  • alta percentuale di vittorie;

  • elevata produzione offensiva;

  • pochi ippon subiti;

  • differenziale ippon fortemente positivo.

Dal punto di vista tecnico sembrano essere atleti capaci di imporre il proprio ritmo e costringere l’avversario ad adattarsi.

La loro efficacia non deriva soltanto dalla capacità di segnare, ma anche dalla capacità di concedere poche opportunità.

Possibile lettura kendoistica

Contro questi profili è spesso rischioso accettare immediatamente il ritmo da loro imposto.

Diventa fondamentale:

  • gestire il maai;

  • costruire il seme con pazienza;

  • evitare attacchi prevedibili;

  • privilegiare poche opportunità di qualità.


Cluster B – Solidi e vari
#

42 atleti

Si tratta del gruppo più numeroso del dataset.

Questi combattenti mostrano:

  • buona efficacia complessiva;

  • discreta produzione di ippon;

  • buon equilibrio tra attacco e difesa;

  • maggiore varietà tecnica rispetto ad altri gruppi.

Non sono necessariamente dominanti come il Cluster A, ma tendono ad adattarsi bene alle situazioni.

Sono i profili che, statisticamente, sembrano possedere la maggiore flessibilità tattica.

Possibile lettura kendoistica

Contro questi atleti è difficile costruire una strategia predefinita.

Nei primi momenti dello shiai diventa importante osservare:

  • distanza preferita;

  • iniziativa;

  • risposta alla pressione;

  • gestione del ritmo.

Più che imporre una tattica prestabilita, spesso è necessario adattarsi rapidamente al combattimento.


Cluster C – Kote-oriented
#

16 atleti

È il cluster meno numeroso ma probabilmente uno dei più interessanti.

La caratteristica distintiva è un utilizzo del Kote significativamente più elevato rispetto agli altri gruppi.

Questi combattenti sembrano costruire parte della propria efficacia sulla capacità di:

  • leggere l’intenzione avversaria;

  • intercettare la preparazione del Men;

  • sfruttare aperture nella kamae.

Possibile lettura kendoistica

Contro questi profili diventa particolarmente importante:

  • mantenere una kamae stabile;

  • evitare movimenti inutili dello shinai;

  • rendere meno leggibile la preparazione dell’attacco;

  • curare la qualità del seme.

In questi casi il Kote appare meno come una tecnica occasionale e più come una vera arma tattica.


Cluster D – Intermedi / Bilanciati
#

38 atleti

Questo gruppo raccoglie combattenti caratterizzati da dati relativamente neutrali.

Presentano:

  • differenziale vicino alla media;

  • equilibrio tra punti fatti e subiti;

  • nessuna forte specializzazione visibile.

Paradossalmente possono essere i profili più difficili da interpretare.

Non emergono infatti tendenze statistiche sufficientemente forti da permettere previsioni affidabili.

Possibile lettura kendoistica

In questi casi l’osservazione diretta dello shiai conta più del dato storico.

I primi 30–40 secondi diventano fondamentali per capire:

  • se l’avversario preferisce attaccare o attendere;

  • come reagisce al seme;

  • quanto cerca il contrattacco;

  • quale distanza preferisce.


Cluster E – Vulnerabili / Concedono molto
#

32 atleti

Questo gruppo mostra:

  • minore efficacia offensiva;

  • maggior numero di ippon subiti;

  • differenziale negativo.

È importante sottolineare che questi dati non implicano necessariamente una minore qualità tecnica dell’atleta.

Possono influire molti fattori:

  • forza degli avversari incontrati;

  • composizione dei gironi;

  • numero di incontri disponibili;

  • variabilità statistica.

Possibile lettura kendoistica

Contro questi profili i dati suggeriscono che una pressione continua ma ordinata possa risultare efficace.

L’errore più comune sarebbe però sottovalutare l’avversario.

Nel Kendo un singolo ippon può cambiare completamente l’inerzia del combattimento.


I cluster dei combattenti

Come utilizzare questi risultati
#

L’obiettivo della clusterizzazione non è etichettare i combattenti.

Nessun atleta è riducibile a un cluster.

I gruppi rappresentano semplicemente tendenze statistiche osservate nel dataset.

Il loro valore principale è fornire uno strumento di osservazione:

  • quali aspetti guardare nei primi secondi dello shiai;

  • quali comportamenti attendersi con maggiore probabilità;

  • quali caratteristiche tecniche meritino attenzione.

In altre parole, i cluster non sostituiscono la lettura del combattimento. Possono però aiutare a renderla più consapevole.


La lezione più interessante
#

Tra tutti i numeri emersi dall’analisi, ce n’è uno che colpisce più degli altri.

Il 65% degli ippon osservati è Men.

Nonostante l’evoluzione tecnica del Kendo moderno e la crescente importanza del Kote, il Men continua a rappresentare il centro del combattimento.

Questo non significa che il Men sia l’unica tecnica importante.

Significa piuttosto che il controllo del centro, la costruzione del seme e la capacità di creare un’opportunità valida sul Men continuano a costituire il cuore dello shiai ad alto livello.

Allo stesso tempo, il peso del Kote suggerisce che un’intenzione leggibile venga punita sempre più frequentemente.

Se il Men rimane l’obiettivo principale, il Kote appare spesso come il prezzo da pagare per una preparazione imperfetta.

Un supporto, non una previsione
#

È importante ricordare che un cluster rappresenta una probabilità statistica, non una previsione.

L’utilità di questa analisi non sta nel dire come combatterà un atleta specifico.

Sta nel suggerire quali aspetti meritino attenzione e quali domande possano essere interessanti durante l’osservazione del combattimento.

Come spesso accade nel Kendo, i numeri possono aiutare a prepararsi meglio.

La risposta definitiva, però, arriva sempre sullo shiaijo.


Limiti dell’analisi
#

Come ogni lavoro esplorativo, anche questa analisi presenta alcuni limiti.

  • Il dataset riguarda un solo torneo.

  • Individuale e squadre sono stati aggregati.

  • Non sono state considerate informazioni come grado, età o nazionalità.

  • I dati descrivono il risultato degli incontri, non la qualità tecnica che lo ha generato.

  • Alcuni incontri sono stati esclusi per mancanza di dettagli sufficienti.

Ovviamente qui l’obiettivo non è produrre verità definitive, ma offrire uno strumento di osservazione e riflessione.


Possibili sviluppi futuri
#

Questo lavoro rappresenta un primo esperimento di analisi quantitativa applicata al Kendo.

Possibili sviluppi futuri potrebbero includere:

  • confronto tra diverse edizioni degli Europei;

  • confronto tra Europei e Mondiali;

  • studio separato di gare individuali e a squadre;

  • analisi delle differenze tra nazioni;

  • analisi dell’evoluzione dei profili lungo il torneo;

  • studio specifico degli atleti di vertice.

Più dati saranno disponibili, maggiore sarà la possibilità di osservare non soltanto i singoli combattimenti, ma anche le tendenze che caratterizzano l’evoluzione del Kendo competitivo nel tempo.


Appendice A – Attributi utilizzati per l’analisi
#

Per ogni combattente sono stati calcolati diversi indicatori statistici. Questi attributi non hanno lo scopo di valutare il valore tecnico assoluto di un kendoka, ma di descriverne il comportamento all’interno del dataset osservato.

Prestazioni complessive

  • Incontri disputati Numero totale di incontri considerati per ciascun atleta, sommando gara individuale e gara a squadre. Serve a stimare l’affidabilità statistica del profilo: più incontri sono disponibili, più il dato è rappresentativo.

  • Vittorie Numero di incontri vinti. Misura l’efficacia complessiva nel raggiungere il risultato.

  • Pareggi Numero di incontri terminati in parità. Aiuta a distinguere profili solidi ma non necessariamente dominanti.

  • Sconfitte Numero di incontri persi. Indica le difficoltà incontrate nel confronto con gli avversari del torneo.

  • Percentuale di vittoria Rapporto tra vittorie e incontri disputati. Permette di confrontare atleti che hanno disputato un numero diverso di incontri.


Produzione offensiva

  • Men fatti Numero di ippon realizzati con tecnica di Men. Indica quanto il combattente costruisce la propria efficacia sull’attacco al Men.

  • Kote fatti Numero di ippon realizzati con tecnica di Kote. Evidenzia la capacità di colpire sulle mani, spesso in risposta alla preparazione o all’intenzione dell’avversario.

  • Dō fatti Numero di ippon realizzati con tecnica di Dō. Segnala l’utilizzo efficace di una tecnica meno frequente, spesso associata a lettura, timing e gestione del movimento.

  • Ippon fatti totali Somma di Men, Kote e Dō realizzati. Misura la produzione offensiva complessiva.

  • Indice offensivo Numero medio di ippon realizzati per incontro. Descrive quanto l’atleta riesca a costruire e concretizzare occasioni di punto.


Solidità difensiva

  • Men subiti Numero di Men concessi agli avversari. Può evidenziare esposizioni sulla linea centrale o difficoltà nella gestione della pressione.

  • Kote subiti Numero di Kote concessi. Può indicare instabilità della kamae o preparazioni dell’attacco troppo leggibili.

  • Dō subiti Numero di Dō concessi. Può suggerire squilibri nell’attacco o difficoltà nel controllo del corpo durante l’azione.

  • Ippon subiti totali Somma di Men, Kote e Dō subiti. Misura quanto l’atleta conceda agli avversari.

  • Indice difensivo Numero medio di ippon subiti per incontro. Descrive la solidità complessiva del combattente.


Indicatori di sintesi

  • Differenziale ippon Differenza tra ippon realizzati e ippon subiti. Rappresenta una sintesi del rapporto tra efficacia offensiva e solidità difensiva.

  • Distribuzione tecnica degli ippon fatti Percentuale relativa di Men, Kote e Dō tra gli ippon realizzati. Aiuta a individuare la firma tecnica del combattente e il suo orientamento tattico.

  • Distribuzione tecnica degli ippon subiti Percentuale relativa di Men, Kote e Dō tra gli ippon concessi. Può evidenziare aree statistiche di maggiore vulnerabilità.

  • Indice di varietà tecnica Misura quanto gli ippon realizzati siano distribuiti tra Men, Kote e Dō. Permette di distinguere combattenti più specializzati da combattenti più versatili.


Appendice B – Costruzione del dataset
#

I dati sono stati ricostruiti a partire dai risultati pubblicati sul sistema ufficiale del torneo.

La raccolta è stata effettuata tramite screenshot dei tabelloni e successiva estrazione assistita da strumenti di intelligenza artificiale.

Il dataset comprende:

  • 146 incontri della fase a pool individuale;

  • 45 incontri del tabellone finale individuale;

  • 160 incontri della fase a pool a squadre;

  • 100 incontri del tabellone finale a squadre.

Per un totale di 451 incontri analizzati.


Appendice C – Metodologia di clustering
#

Per ogni atleta sono stati aggregati:

  • vittorie;

  • pareggi;

  • sconfitte;

  • ippon fatti;

  • ippon subiti;

  • distribuzione tecnica degli ippon;

  • indicatori offensivi;

  • indicatori difensivi;

  • indici di varietà tecnica.

Le variabili sono state normalizzate per evitare che grandezze numericamente più elevate influenzassero in modo sproporzionato il risultato.

La clusterizzazione è stata effettuata utilizzando l’algoritmo K-Means con 5 cluster.


Appendice D - Perché cinque cluster?
#

La scelta di dividere i combattenti in cinque cluster non va intesa come una verità assoluta, ma come una scelta di equilibrio tra lettura statistica e interpretabilità tecnica.

Nel clustering non supervisionato, infatti, l’algoritmo può essere impostato con un numero diverso di gruppi. Sono state considerate soluzioni più compatte, come quattro cluster, e soluzioni più frammentate, come sei cluster.

In pratica, con quattro cluster il modello risultava troppo sintetico: utile per una lettura generale, ma meno capace di distinguere alcuni comportamenti tattici interessanti. Con sei cluster, al contrario, l’analisi diventava più dettagliata ma anche meno stabile e meno facilmente traducibile in categorie utili per il dojo.

La soluzione a cinque cluster è stata quindi scelta come compromesso: permette di distinguere profili dominanti, solidi, orientati al Kote, intermedi e più esposti, mantenendo però una lettura abbastanza semplice da essere discussa e utilizzata in chiave didattica.

È importante ricordare che il numero dei cluster non è stato scelto per “etichettare” rigidamente i combattenti, ma per costruire una mappa tattica leggibile. Lo scopo non è dire che un atleta appartenga definitivamente a una categoria, ma individuare pattern ricorrenti che possano aiutare a osservare meglio il combattimento.